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Essere umani al tempo del COVID-19

2020: anno bisestile, con in corso una pandemia; il mondo si ferma a causa di un nemico invisibile (il mondo di chi?); non c’è tempo, oggi non c’è più tempo per niente (tempo per che cosa?).

Andiamo per gradi.

Fin dalla sua comparsa sulla Terra, l’Uomo ha subito dovuto fare i conti con la fragilità dei suoi propri limiti fisici ed ha, così, iniziato a sfruttare quelli che, invece, da sempre, sono stati i suoi punti di forza per poter sopravvivvere e potersi sviluppare in società sempre più strutturate e complesse. Quando parlo di “punti di forza” mi riferisco, sostanzialmente, all’unica cosa per la quale gli esseri umani possano dirsi distinti da tutto il resto, ovvero il loro cervello.

Il cervello umano è una macchina affascinante e perfetta, talmente potente da averci consentito di passare dal limare le pietre in modo da renderle rotondeggianti e capaci di rotolare, alla navigazione virtuale in ogni angolo del mondo, il tutto in un tempo evolutivo praticamente nullo.

Voglio dire, certo che per noi comuni mortali e con una lunghezza di vita media intorno agli ottanta anni, i tempi di clave e caverne sono talmente lontani da essere più cose da libri di Storia che realtà, ma, per l’Evoluzione e per i tempi della Terra stessa, noi cari esseri umani siamo poco più che ragazzini, oserei dire tendenti alla pubertà, dato l’operato degli ultimi tempi e l’acerba conoscenza che abbiamo di noi stessi e di ciò che ci circonda.

E credo che l’esempio definisca, nello specifico, il momento attuale, decisamente sotto l’effetto di un certo squilibrio.

Negli ultimi 200 mila anni, il cervello umano non ha subito sostanziali cambiamenti a livello strutturale: come tutti i mammiferi, siamo dotati di un cervello cosiddetto antico o rettiliano, avvolto da uno strato che costitiusce il sistema limbico, a sua volta avvolto dalla corteccia cerebrale. Gli strati più “antichi”, ovvero quelli più interni, gestiscono i processi inconsapevoli, come istinti ed emozioni inconscie, quelli più esterni sono sede della coscienza (questa sconosciuta!), intesa come insieme di attività più o meno consapevoli e che ci permettono, ad esempio, di descrivere un oggetto nella sua forma e colore, così come uno stato interno. Ciò che è mutato nel corso dei millenni, non sono queste strutture in sè, molte delle quali rappresentano ancora una incognita alle moderne neuroscienze, piuttosto vi è stato un diverso utilizzo di ciò che già esisteva. Quindi, almeno per il momento, ciò che è cambiato rispetto ai nostri antenati, non ha a che fare con fattori neurobiologici, bensì comportamentali, come, cioè, abbiamo imparato e disimparato ad agire per sopravvivere. Alcune capacità più di altre, hanno permesso il nostro sviluppo e ci hanno portato ad essere qui ora, come siamo: prime fra tutte, linguaggio e cooperazione. Quando affermiamo che l’essere umano è un animale sociale, è a questo che ci riferiamo. La teoria del cervello sociale definisce il nostro essere sociali proprio perchè siamo capaci di coscienza, intesa come intenzionalità, quindi opposta a ciò che è puro istinto. L’essere stati capaci di cooperare, apprendere e sviluppare forme di società sempre più complesse, pare, quindi, sia stato uno dei principali fattori di selezione naturale nel corso dell’evoluzione del nostro cervello. L’essere stati capaci di utilizzare un linguaggio e di comunicare li uni gli altri, ovviamente, ha contribuito a che ciò avvenisse.

Ora, il punto è che oggi, il nostro vivere e le nostre stesse abitudini ed attività quotidiane vedono l’impiego smisurato di strumenti che ci isolano, pur dandoci l’illusione di essere sempre connessi; che presuppongo l’utilizzo della lingua verbale, ma la privano dei suoi aspetti non verbali; che comporta il comunicare attraverso un linguaggio tecnico, quello dei media, senza, però, prevederne una educazione (la maggior parte di noi, riesce ad imparare facilmente come si utilzza tecnicamente un social network, per esempio, ma non ha la minima idea di quali siano le “regole grammaticali” alla base di questo tipo di linguaggio).

In questo contesto, la conoscenza stessa non ha più bisogno di chissà quale elaborazione perchè si possono facilmente ottenere le risposte alle domande più disparate con pochi clic o, quantomeno, avere l’illusione che sia così. Si è andato creando, quindi, un ambiente parallelo a quello in cui, in realtà, avviene la nostra umanità, fatto di versioni sociali di noi che sono falsate e, ancora più grave, disconnesse da realtà e tempo che, invece, sono necessari alla sopravvivenza della nostre specie.

E questo sta minacciando anche un altro aspetto che si è sempre dimostrato fondamentale; uno dei fattori comportamentali più importanti della nostra specie fino allo stato attuale, è stata la capacità di apprendere dagli altri e dall’ambiente in cui ci si è trovati a vivere e poi di tramandare gli insegnamenti appresi.

Perchè questo possa verificarsi, è necessaria, innanzitutto, una condizione di apertura verso l’altro e verso la sua “diversità” da noi e dal contesto culturale nel quale siamo cresciuti, ed uno spirito critico focalizzato sull’altro e totalmente privo di giudizio, ma caratterizzato da accoglienza ed accettazione.

Quest’ultimo punto è particolarmente interessante se lo si rapporta alla realtà “globale” nella quale ci vantiamo di vivere: abbiamo la possibilità di comunicare in qualunque momento e senza problemi di distanza geografica, ma non abbiamo ancora realmente adeguato le capacità umane alla velocità che lo sviluppo tecnologico permette. Non abbiamo ancora appreso come gestire il rapporto con l’altro.

Ora, il contesto attuale è fortemente affetto da una sorta di “bipolarismo” sociale, poichè, da una parte, inneggia ad un mondo “globale” e senza barriere, dall’altra permette l’innalzamento di barricate ed il concetto di “razze” tra esseri umani. Sfatiamo qualche falso mito: non esiste una cultura migliore di un’altra, esistono solo i soldi ed il potere detenuto da chi ne possiede di più; non esistono “razze” di esseri umani, ne esiste solo una che è il risultato delle diverse condizioni di vita oggettive in cui diversi gruppi di esseri umani si sono ritrovati a vivere e ad imparare a far fronte ed a convivere con l’ambiente a loro circostante. Ecco il perchè parliamo lingue diverse, ecco perchè abbiamo colori di pelle diversi, ecco perchè abbiamo usanze diverse: se io fossi nata in Africa, difficilmente sarei bionda con la pelle chiara perchè l’ambiente intorno a me non mi permetterebbe di vivere adeguatamente senza scottarmi continuamente; questo non può in ogni caso definire il mio essere migliore o peggiore. Ciò che avrebbe un peso diverso sarebbero le possibilità che, nell’uno o nell’altro caso mi troverei ad avere. Ma le possibilità sono dettate da differenze economiche (quindi dall’Uomo verso altri Uomini), non da pelle o da razza.

Premesso questo, l’Evoluzione è un processo che necessita il superamento di versioni precedenti, più o meno come l’aggiornamento di una app o di un sistema operativo, rispetto all’ambiente in cui viviamo. Il problema, capisci bene, sta, adesso, nel definire questo ambiente a cui doversi adattare per sopravvivere: l’ambiente in cui siamo costantemente connessi ed immersi e che è, di fatto, una costruzione dell’uomo stessa o l’ambiente Terra, organismo vivente del quale siamo ospiti? A meno che tu non abbia l’illusione di esserti, nel frattempo, tramutato in una macchina, mi dispiace dirtelo, ma la nostra sopravvivenza è legata all’ambiente reale, al mondo dal quale, nel frattempo, ci siamo allontanati al punto da non considerarlo condizione essenziale perchè possiamo continuare a vivere.

La realtà attuale ci vede, insomma, tutti relegati alla versione XP di Windows che, per quanto fosse una gran bella versione, ormai, non prevede aggiornamenti.

L’immensa fortuna di aver vissuto gli ultimi decenni in prosperità ha un risvolto di medaglia importante: non sappiamo cosa significhi essere in pericolo, avere paura.

La definizione stessa di ciò che fa paura in quest’era del clic è un argomento che necessita di una trattazione approfondita a parte che, prometto, provvederò a fornire, ma, intanto, basti pensare a quanto sono ancora vicini i tempi dei nostri nonni e bisnonni che ci raccontano di come fosse essere costretti in casa perchè fuori si moriva. Storie che conosciamo bene, ma che, in realtà, facciamo fatica a capire. E facciamo fatica a capirle perchè non sappiamo cosa fare con quello che ci raccontano, non sappiamo cosa voglia realmente dire: abbiamo disimparato a “sentire” (emotivamente), abbiamo disimparato ad ascoltare. Eppure è tutto, allo stesso tempo, già visto, ma anche impensabile.

Riesci ad immaginare cosa potremmo mai raccontare noi ai nostri nipoti? “Sai, tesoro, anche noi come il tuo bisnonno, fummo costretti ad un periodo in cui non potevamo uscire di casa…(tranne che per andare dal medico, in farmacia o a svaligiare il supermercato più vicino non appena il frigo fosse stato vuoto!)”. Nulla da fare, non può reggere.

Quindi, mi domando, in che modo, il genere umano di oggi, può essere motivato ad effettuare un cambiamento così radicale nel proprio modo di vivere che, per quanto sbagliato, è comunque costellato di abitudini fuse insieme nel grande ingranaggio della giostra-economia che gira e gira all’impazzata, senza sosta? Al più che, per poter cambiare una certa abitudine, noi cari esseri umani, abbiamo bisogno o di volontà, costanza e determinazione infinite oppure di una certa dose di emozione, vuoi che sia paura, sofferenza o simili, altrimenti possiamo andare avanti imperterriti per la nostra strada, convinti che sia quella giusta, senza mai dubitare che sia così! Vuoi un esempio che renda l’idea? Dimmi un po’, quand’è che hai capito di non dover correre in discesa con la bicicletta? Oppure che hai capito di dover prendere una presina prima di tirare fuori una teglia dal forno? Ci siamo capiti?

Questo periodo di isolamento forzato di per sè è caratterizzato da fasi specifiche, fasi emotive, che ognuno di noi, chi più chi meno, si troverà ad attraversare. E, per questo, più tempo passeremo in questa condizione, più auspicabile potrà essere un cambiamento radicale, un ridimensionamento rispetto a ciò che siamo stati fino ad ora. Perchè ciò possa accadere, è necessario riattivare quella parte del nostro cervello che ci siamo abituati a lasciare “in panchina”, quella alla quale solitamente non diamo spazio perchè così in contrasto con ciò che il mondo là fuori vuole da noi, così da poter riequilibrare il nostro essere gli uni rispetto agli altri, ripartendo da zero, cominciando dalle priorità da ristabilire come genere umano rapportato all’Universo e non più allo squilibrato e sciocco egocentrismo di cui fino ad ora siamo stati affetti e portatori. Dobbiamo ricordarci cosa significa essere umili, perchè è questo che ridefinisce il nostro ruolo nel mondo.

La cosa ci è sfuggita di mano, è evidente. Siamo ospiti di un perfetto organismo vivente del quale abbiamo la presunzione di essere i padroni. Non è una cosa molto ragionata ed intelligente questa, no? Per di più che, sai, vero, che cosa succede quando un organismo vivente (la Terra) viene attaccato da una minaccia esterna? Inizia a produrre anticorpi per annientare la minaccia stessa (noi). E questa è una cosa che la natura fa da sempre: mai sentito parlare dei dinosauri?

Diciamoci la verità, ora come ora, per quale motivo la Terra non dovrebbe lasciarci estinguere? Perchè mai dovrebbe essere interessata alla nostra sopravvivenza, dato che siamo così dannosi e fastidiosi? Dato che ci siamo dimenticati che esiste e che è lei che detta leggi che siamo tenuti a seguire se vogliamo sopravvivere e non il contrario.

Beh, se ancora non riesci a comprendere ed a far tuo quello che scrivo, caro compagno umano, sappi che qui non è questione di opinioni ne’ di crederci o meno; non è qualcosa che riguarda qualcun altro, riguarda te in prima persona; non è tempo di cercare la bandiera dietro la quale nasconderti; e non è tempo di colpe, critiche o lamentele. E’ il momento in cui puoi concederti finalmente di credere che anche tu fai parte di un qualcosa del quale rappresenti una minuscola, ma importante parte e che è un tuo dovere, prima ancora di un diritto, fare in modo di avere, d’ora in poi, il tempo e la libertà di fermarti e chiederti: “Io, che sono un puntino minuscolo rispetto all’Universo, sto facendo tutto il meglio che posso per brillare o ho bisogno di abbuiare la luce di qualcun altro per farlo?”.

Quando tutto questo sarà finito, abbi la pretesa di ritagliarti un angolo quotidiano in cui concederti di lasciar depositare sul fondo tutto ciò che ti circonda, un po’ come succede per la neve dentro una palla di vetro, presente? Ma fai che sia un momento dove ti fermi, dove non sei impegnato a fare altro (quindi, se pensi di farlo mentre sei in bagno, no, non va bene). Pretendilo perchè è un tuo diritto, ma anche un tuo dovere, a questo punto.

Se non ti è chiaro, ricordati dove sei, costretto in casa da un nemico invisibile che si fa beffe della tua illusa grandezza. E ringrazia per essere stato costretto a fermarti, a scendere dalla giostra e lasciare che il suo andare impazzito si depositasse sul fondo. Dimmi, che cosa è che questa prima fase di reclusione ci ha costretto a fare? Condividere, noi stessi, il nostro spazio, il nostro tempo, le nostre esperienze e capacità. Il rallentamento del tempo, il fatto di averne a disposizione in quantità inimmaginabili in condizioni “normali”, si è tradotto in dare: si cucinano piatti che non si cucinavano da tempo, per mancanza di tempo; si fa amicizia con i vicini; si partecipa alla crescita quotidiana dei nostri figli; ci si videochiama quotidianamente per sentirci e vederci; si è costretti a guardare da vicino la nostra vita e quello che abbiamo costruito; si assiste a dirette di VIP che condividono il loro tempo intrattenendo con performances o condivisione di conoscenze a titolo gratuito, cosa impensabile prima di adesso.

Secoli di scienza stanno semplicemente dimostrando le loro tesi, già conosciute, ma fino ad ora, negate all’evidenza dell’umano-centrismo.

E’ ora di renderti conto che non è tempo di compromessi; e che non sfruttare i vantaggi evolutivi che ci sono stati concessi non ti rende più furbo, più ricco o migliore: ti rende un XP senza futuro.

E se ancora non sei disposto a capire, ti invito a dare un’occhiata alla foto qui sotto ed a renderti, finalmente, conto della misura della realtà umana al cospetto del mondo.

Non sei una app ne’ un sistema operativo; che tu l’abbia “allenata” o meno, hai la fortuna di avere una coscienza: datti da fare e torna nel mondo della routine nello splendore di una nuova versione di te e tienitela stretta!

Il cervello non è un vaso da riempire, ma una lampada da accendere

Plutarco

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