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“Ti conosco, non cambierai mai…”

“Le persone non cambiano!”.

Eccola qua, una frase che, più che una frase, ormai, é un comandamento; un ammonito che ti ricorda di non farti illusioni, supportato dall’eco delle note di Mia Martini, che, per altro, si riferiva solo agli uomini… maschi! E le donne?

Lungi da me farne una questione di genere, la mia intenzione, piuttosto, é quella di far luce sulla questione per cercare di capire cosa si celi dietro. Mi spiego: cosa vuol dire che le persone “non cambiano”? E poi: come mai, di solito, la cosa ci fa arrabbiare?

Voglio mettere subito le cose in chiaro quindi, SPOILER: “Non cambierai mai” oppure “Non sei cambiata/o”, a mio avviso, sono due frasi molto “contaminanti” nella comunicazione relazionale!

Cambiamo in ogni momento, non siamo mai uguali. Il nostro modo di ragionare, interpretare, vedere e rappresentarci la realtà cambia con le nostre esperienze ed in base a quanto ed a come ci approcciamo ad esse. Ovvio che permangano degli elementi base e distintivi, ma, di fatto, il nostro cambiare é continuo e costante. E quando così non é, forse é il momento di iniziare a farci qualche domanda.

Ci approcciamo al nuovo uscendo dalla zona di comfort: se non ne esco, non faccio nuove esperienze; rimango nella mia porzione di realtà conosciuta; non mi permetto di cambiare e, quindi, di evolvere, come persona. Tutto quello che sta al di là della mia zona di comfort é qualcosa che non potrò mai conoscere, ne’ cogliere come occasione per capire e conoscere un altro piccolo pezzettino di me, perché avrò deciso che: “va bene così”.

Il rovescio della medaglia: “Io sono così” altro non é che l’altra faccia della stessa moneta.

Dire a qualcuno che non cambierà mai equivale a puntare il dito contro quel qualcuno che si sta approcciando alle sfide del proprio cammino.

Il fatto che, poi, il più delle volte, questo ci infastidisca, la dice lunga su quanta attenzione poniamo alle nostre relazioni.

Il fastidio deriva dalla frustrazione, che, a sua volta, é diretta derivazione di rabbia: ci ritroviamo nella condizione di vedere disattese le nostre aspettative nei confronti dell’altro.

Ognuno di noi affronta il proprio cammino, con tempi e modi che sono solo suoi. Una delle meraviglie delle relazioni, a mio avviso, sta proprio nel trovare il modo ed il tempo giusti per entrare in relazione. In altre parole: trovare l’equilibrio. Se é vero che “si deve essere in due per ballare il tango” é anche vero che quei due sono due realtà distinte ed ugualmente valenti. Il riporre l’aspettativa nell’altro equivale, in questo caso, a non rispettare tempi e modi del suo cammino. L’approccio dal quale partire consiste nel non dare nulla per scontato: quando lo facciamo, stiamo, inconsciamente, mettendo etichette a persone e comportamenti. Stiamo rappresentandoci la realtà di quella persona secondo la nostra idea che abbiamo di lei, quindi, di fatto, agiamo in base a quello che pensiamo, non in base a quello che, ad esempio, potremmo conoscere comunicando con l’altra persona.

Quindi dire “non cambierai mai” é una espressione tutt’altro che innocua o imparziale.

Quando, invece, ci rivolgiamo a qualcuno dicendogli che ci conosce, oppure diciamo a noi stessi di conoscere un’altra persona, cos’é che, davvero, stiamo comunicando?

Se la nostra natura é quella di essere in continuo cambiamento, allora, va da sé che, conoscere un’altra persona nel suo essere e nel suo approcciarsi alla vita, significa vivere quella persona, stabilire con lei una relazione tale da poterci immaginare come vede ed affronta la realtà nel suo continuo mutare.

Che poi é una cosa che regala anche un certo senso di sicurezza, no?

Ti invito a pensare alle persone della tua vita che senti di conoscere: cosa é che ti fa essere così sicuro nei loro riguardi?

Adesso, invece, pensa a quanti conoscono te: che sensazione ti regala la consapevolezza che al mondo c’é qualcuno che ti conosce davvero? Ed in entrambi i casi, cos’é che rende possibile la conoscenza reciproca, ci hai pensato?

Sí, esatto, proprio lei: la volontà!

Riesco a conoscere davvero qualcuno se e quando voglio farlo; quando mi interesso all’altra persona, e questo mi porta naturalmente a dedicarle tempo, ascolto ed attenzione. Allo stesso modo, l’altra persona dovrà, però, a sua volta, manifestare l’interesse a farsi conoscere permettendo e rendendo possibile la relazione.

Ecco perché un “Mi conosci” contiene sempre anche un messaggio implicito all’altra persona: non c’é conoscenza senza vissuto, nemmeno tra le persone.

Qual é, dunque, la chiave per ballare questo tango? Sempre e solo una: la comunicazione.

Partire dal presupposto della volontà é fondamentale, perché comunicare é una questione di scelte: non basta essere Umani per saper comunicare, bisogna rendersi conto che quello che diciamo e facciamo, come agiamo ed in quali contesti, tutto questo genera sempre e comunque delle re-azioni, quindi avere o meno dei ritorni di un certo tipo in seguito al nostro agire, dipende solo da cosa vogliamo, ha poco senso, anzi nessuno, attribuirne la responsabilità all’altro.

L’aforisma, ormai diventato virale sul web, che cita: “ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile, sempre” coglie esattamente il punto della questione.

Il mio suggerimento?

Nessuno di noi é esente dal cambiamento, anche se ci spaventa e facciamo di tutto per rimandarlo. Forse dovremmo ricordarci più spesso come siamo diventati quello che siamo oggi. Cercare di ricordarci che siamo sempre un po’ come bambini che fanno esperienza del mondo, anche se i tempi dell’infanzia sono lontani, perché, in concreto, é ancora così che possiamo continuare a crescere e ad evolvere.

Quindi, ascoltiamolo quell’io-bambino, perché ha tanto da insegnarci, non ignoriamolo perché tanto, poi, il modo di farsi sentire da noi lo troverà comunque (ma in modi, ahimè, molto meno consapevoli).

Curiamo le nostre interazioni, troviamola quella volontà nel nostro comunicare, piuttosto che far prevalere la fatica e cadere nella trappola del dare per scontato.

Approcciamoci all’altro in maniera gentile e cerchiamo di capirlo quando inciampa in un atteggiamento che riteniamo poco rispettoso: ci sta comunicando la battaglia che, in quel momento, sta combattendo, della quale noi non sappiamo niente, ne’ abbiamo niente a che fare. Dimostriamo comprensione e cautela, capita e capiterà anche a noi, scegliamo la via del sostegno piuttosto che infierire: é quello che vorremmo ricevere dagli altri se fossimo noi ad essere in difficoltà.

Infine, ho mai detto che sia facile?

Buon cammino!

With love,

Miriam

2 risposte su ““Ti conosco, non cambierai mai…””

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